I paesaggi vulcanici

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I paesaggi vulcanici si estendono su circa 69.300 ettari, pari al 5,1% del territorio regionale. A dispetto della modesta incidenza territoriale, i tre vulcani continentali – Roccamonfina, Flegrei e Somma-Vesuvio – hanno profondamente plasmato i suoli, gli ecosistemi e i paesaggi dell’intera regione, rappresentando il fattore genetico ed evolutivo naturale di maggiore portata. Ciascuno dei centri eruttivi ha una sua spiccata identità, legata al periodo di attività, alla morfologia, alla natura dei materiali eruttati, ai suoli, alla copertura vegetale, al differente sviluppo dello schema insediativo.

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La morfologia del grande vulcano estinto di Roccamonfina è caratterizzata da una caldera sommitale, con versanti esterni solcati da profonde incisioni radiali. L’uso prevalente è forestale e agricolo, con un lussureggiante mantello di cedui di castagno, castagneti da frutto, noccioleti, oliveti. Lo schema insediativo comprende le cittadine, i piccoli centri e le frazioni cadenzate radialmente nella fascia pedemontana e gli insediamenti montani della caldera.

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I rilievi vulcanici flegrei comprendono un articolato sistema di colline costiere, intercalato da conche e caldere, digradante verso la piana campana con l’ampia superficie inclinata dell’Archicaldera flegrea, il fianco dell’immenso vulcano distrutto dalla catastrofica eruzione del tufo grigio campano di 30.000 anni fa. La linea di costa si sviluppa in un alternanza di insenature e promontori con pareti tufacee di elevata spettacolarità. Il paesaggio è caratterizzato da dinamiche di intensa e caotica urbanizzazione, oramai vicina al 50% della superficie, che ha fortemente disarticolato la continuità degli ambienti rurali. Nelle aree non urbanizzate è possibile osservare un mosaico agro-forestale complesso, con lembi di formazioni seminaturali sui versanti settentrionali (cedui di castagno, boscaglie miste mesofite) e su quelli meridionali  e costieri più accidentati (nuclei a roverella e leccio, macchia, praterie xerofile), inframmezzati ad aree agricole con orti arborati e vitati, su estesi sistemi di ciglionamenti, la cui edificazione ha avuto inizio in età angioina. Nelle conche e sul versante esterno dell’Archicaldera si estendono gli arboreti specializzati e gli orti arborati ad elevata complessità strutturale delle masserie storiche.

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Il sistema del Somma-Vesuvio presenta due volti molto differenti: quello della porzione meridionale – il Vesuvio – con una morfologia giovane, irriducibile a schemi ordinati perchè sconvolta nel corso degli ultimi due millenni dal succedersi dell’attività eruttiva; e quello della porzione più antica, i versanti settentrionali del M. Somma, che conservano la morfologia vulcanica più matura, precedente all’eruzione pliniana del 79 d.C. I paesaggi del Somma costituiscono la facies tranquilla, verde, rigogliosa del vulcano, con un microclima fresco ed umido, i boschi di latifoglie e castagno, i terrazzamenti eroici che si inerpicano lungo i versanti, fino al limite del bosco, con gli albicoccheti e gli orti arborati lussureggianti e disordinati, che simulano essi stessi un bosco-giardino ancestrale. I paesaggi del Vesuvio rappresentano invece la facies terribile del Vulcano, a morfologia irregolare, priva ancora di un reticolo idrografico affermato. Alle quote più alte il mosaico ecologico è dominato dalla presenza di ecosistemi pionieri che colonizzano i depositi di ceneri e le colate laviche: distese a licheni, macchia, nuclei di leccio, pinete antropiche. I versanti bassi ospitano albicoccheti, orti arborati e colture serricole, all’interno di un paesaggio agrario che si fa via via, procedendo verso la costa, più frammentato ed intercluso da un tessuto urbano pervasivo e disordinato.

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I fattori evolutivi dei paesaggi vulcanici sono molteplici, e quello determinante è senz’altro rappresentato dall’incontenibile pressione dei sistemi urbani. I paesaggi vulcanici, pur occupando solo il 6% del territorio campano, comprendono il 17% delle aree urbane presenti nella regione. A tale esito contribuisce il peso della imponente conurbazione anulare che circonda il Vesuvio, e di quella policentrica dei Campi Flegrei, i due centri eruttivi attivi, ad elevato rischio vulcanico. La presenza di densità urbane tanto elevate nelle aree di maggiore rischio e di più elevato pregio naturalistico, agronomico e paesaggistico rappresenta uno degli aspetti più vistosi della patologia territoriale che connota la Campania. Nei paesaggi vulcanici, nel corso dell’ultimo quarantennio, la superficie agricola si è contratta di un terzo, mentre le aree urbane si sono quasi quintuplicate, passando dal  5,5 al 24,7% della superficie complessiva.

Fonte: Regione Campania (2008), Linee guida per il paesaggio in Campania (http://www.sito.regione.campania.it/burc/pdf07/burcsp10_01_07/del1596_06all4_lineeguida.pdf)

© Regione Campania – Per le immagini © Risorsa srl

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